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Categoria: Terzo Occhio: una storia modicana
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Gruppo Terzo Occhio, Ombre Custodi nella notte di Modica che muore, rilegatura a quaderno, formato 21x29, pp.144, stampato in proprio, Modica 2013

 

 

(stralcio dalla Presentazione)

 Dal Grande Fratello di Orwell, che trasforma il mondo in una gabbia, a quello di Canale 5, dove un certo mondo spia in una gabbia di pirla, v’è presente sempre un Grande Occhio che scruta ogni nostra azione per carpire le nostre intenzioni segrete. Nella realtà è presente anche un Grande Orecchio che spia ogni nostra conversazione a fin di bene, ovvio, e che, di fatto, ha abolito il principio costituzionale della segretezza della corrispondenza; l’unica differenza fra un regime totalitario classico e uno strisciante consiste nell’azione discreta di quest’ultimo, sebbene non tanto tale da evitare un sentire diffuso che inserisce in ogni conversazione telefonica la classica: “Non posso dirti tutto per telefono”, anche in un banale aggiornamento contabile di corna fra due massaie.

L’intuizione di Terzo Occhio è stata quella di dare più consistenza a quello che da tempi remoti viene definito Occhio Sociale e che appare oggi appannato da una miopia indotta dagli schermi (e schemi) televisivi e dalla superficialità con la quale si delega il potere affidandogli una cambiale in bianco. Nella micro realtà modicana – ma adattabile a molte altre – qualcuno si è reso conto che il mancato controllo sull’operato degli amministratori porta questi ultimi ad agire come superstiti in un pianeta reso deserto da qualche misterioso virus, per il bene di una Collettività ormai teorica perché scomparsa, o come sacerdoti di un dio dimenticato al quale offrono ancora agnelli sacrificali sull’altare e consumano i quarti migliori nel retro del tempio.

Il Terzo Occhio, Occhio dell’anima, dunque vede dopo aver guardato con i primi due e, a volte, senza nemmeno guardare, così come il cieco Omero vide e descrisse ogni dettaglio della guerra di Troia. Dalle postazioni strategiche della “Latteria” o dei “Ponti rê Pulera”, punti di passaggio obbligato per arrivare in municipio, i consiglieri comunali sapevano che sarebbero stati attentamente osservati da una o più persone; che sarebbero stati seguiti in consiglio dove un occhio attento avrebbe osservato e tratto conclusioni dalle loro parole ed opere.

Naturalmente, tale esercizio, nato come divertissement ma che ha finito per farci scoprire molte più miserie di quelle che avremmo voluto dimenticare, non poteva portare a quei risultati concreti che la politica ritiene necessari, quali la crescita del consenso e la contabilità del voto, in una città posta da anni in coma farmacologico con massicce dosi di pura demagogia, disinformazione e accattonaggio clientelare. Così come non hanno avuto seguito alcune buone iniziative, rimaste a livello teorico, quale quella d’istituire una “Giunta Ombra”, formata da cittadini di buona volontà, abbastanza disillusi e resistenti da potere assistere alle sedute del Consiglio comunale con attenzione e in assoluto silenzio.

Il risultato è stato quello che state per leggere, una sorta di fotografia di un determinato periodo nel quale si osserva la fine di ogni categoria politica, l’evaporazione delle differenze di genere amministrativo, la confusione di colori che portano comunque allo stesso risultato: i debiti non hanno partito, i partiti non hanno debiti.

Individuate, pure, le varie specie di fauna che popolano la giungla cittadina: i voltagabbana, i vorrei-ma-non-posso, gli utili idioti, i paraculi e i manovratori. Ai voltagabbana, ad esempio, va almeno riconosciuta una certa dose di inventiva tale da dotare di una motivazione diversa ognuno di essi, con risultati spesso esilaranti: dal “Io non sono cambiato: è il partito che si è spostato” al “Il partito è troppo statico e la politica richiede movimento”, troverete un’ampia gamma di giustificazioni, compresa quella del singolo che mai è stato acquistato essendo passata di proprietà l’intera bancarella. La tranquillizzante dichiarazione preferita da costoro: “Noi resteremo saldi”, assume però significati inquietanti ad ogni fine stagione.

Sia dunque chiaro a pupi e pupari che i risultati di una tale azione, condotta con la più potente arma disponibile in un mondo di democrazia in fac-simile, ossia l’indifferenza al potere, è, infine, un’orgogliosa dichiarazione d’indipendenza dagli affanni di questo tipo di politica, con la bandiera dell’ironia ben piantata sulla cittadella delle coscienze serene.

 

Paolo Oddo

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