Quattro amici al bar               La biblioteca di Babele edizioni 

 

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Il ruolo degli intellettuali modicani nel governo della Città

Addizioni a “Storia nascosta di Modica”

 

 E’ il titolo provvisorio di un libello che speriamo di dare alle stampe ... continua

 

 

 

 

 

 

 

 

 Scheda di lettura

 

 

Il nostro metodo di analisi e valutazione è quello del viandante che osservando la realtà politica modicana percepisce di trovarsi presso la foce, inquinata, del fiume della storia modicana e decide di risalirlo per ricercare le cause dell’inquinamento e dare una spiegazione al degrado finale, ma anche per trarre da esse gli elementi culturali idonei ad avviare un nuovo ciclo.

Solo che ci si fermi ad osservare, infatti, il disastro finanziario del comune, che è un dato oggettivo; la incredibile fatiscenza della struttura burocratica, principale strumento di governo della città (bisogna andarci dentro per rendersene conto: è oltre ogni normale immaginazione!); il fermo di tutti i progetti di programmazione dei problemi complessi primo fra tutti la variante al piano regolatore generale per rendersi conto che è necessario analizzare quale qualità politica li ha determinati.

Ecco a Modica occorre ripercorrere a ritroso, anno dopo anno, elezioni dopo elezioni, partito dopo partito, Sindaco dopo Sindaco, onorevole dopo onorevole, senatore dopo senatore, Torchi prima di Buscema e dopo Ruta, la storia di Modica.

Percorrendo la storia a ritroso della nostra città forse sarà possibile il susseguirsi delle varie fasi della storia della Comunità ed in esse il ruolo dei partiti, movimenti e uomini che ne hanno determinato evoluzione, involuzione, qualità e civiltà.

 

 

Indice

Presentazione

A carte scoperte

Questo capitoletto intende esporre le motivazioni che ci hanno spinto a pubblicare questo libro fornendo anche tutti gli elementi che consentano di valutarne a pieno il contenuto e diminuire ogni possibilità di essere fraintesi. Tra quest’ultimi elementi illustriamo come chiave di lettura i nostri criteri di analisi, i nostri metodi di indagine, la nostra visione del mondo e le nostre esperienze politiche che riteniamo l’unico rimedio per la giusta interpretazione di quanto abbiamo scritto.

Nello scrivere vogliamo, infatti, esorcizzare noi stessi dalla tendenza naturale di imporre la nostra opinione magari inconsapevolmente nascondendo quanto non è funzionale all’ipotesi interpretativa della realtà.

Come e perché è nata l’dea di scrivere questo libello

Dichiarazione di identità

 1.Nel fiume della storia modicana

Il nostro metodo di analisi e valutazione è quello del viandante che osservando la realtà politica modicana percepisce di trovarsi presso la foce, inquinata, del ‘fiume della storia modicana’ e decide di risalirlo per ricercare le cause dell’inquinamento e dare una spiegazione al degrado finale, ma anche per trarre da esse gli elementi culturali idonei ad avviare un nuovo ciclo.

Solo che ci si fermi ad osservare il disastro finanziario del Comune, che è un dato oggettivo; la incredibile fatiscenza della struttura burocratica; il fermo di tutti i progetti di programmazione dei problemi più importanti e strategici, ci si rende conto che è necessario analizzare quale qualità politica li ha determinati.

Ecco, a Modica occorre percorrere a ritroso, anno dopo anno, elezioni dopo elezioni, partito dopo partito, Sindaco dopo Sindaco, onorevole dopo onorevole, senatore dopo senatore, Torchi prima di Buscema e dopo Ruta, la storia di Modica.

1.1.La ’foce del fiume’. La fine di un ciclo.

1.2.Una Mediocrità politica che viene da lontano

1.2.1.La prima illusione

[Tabella: I sindaci di Modica del secondo dopoguerra]

[Dall’ultimo Conte di Modica all’ultimo sindaco di Modica]

1.2.2.La seconda illusione

[Una mediocrità politica che viene da lontano]

[I colori politici della ‘modica repubblicana’]

 2. La ‘politica culturale’ nella ‘Modica Repubblicana’

Partendo dal principio che ogni azione umana è sempre la espressione di un modo di essere, si vuole indagare quale è stato il contributo degli intellettuali modicani sulla qualità politica del governo della città. Dopo aver definito preliminarmente, come chiave di lettura, il nostro concetto di cultura, al fine di verificare se esiste a Modica una casta di intellettuali della quale valutarne il ruolo avuto nei risultati dell’azione politica, si accenna al concetto di ‘Politica culturale’ nel suo muoversi tra il MinCulPop dei regimi totalitari e la visione democratica della politica culturale così come, per ultimo è stata definita nella ‘Dichiarazione universale dell'Unesco sulla diversità culturale’, adottata a Parigi il 2 novembre del 2001. Alla luce di questo reticolo interpretativo assumono particolare significato alcuni eventi culturali organizzati ed alcuni provvedimenti adottati i quali si manifestano come esiti di evidenti ‘infezioni‘ culturali.

 2.1. Cultura e (è,o) Politica). Voglia di ‘Casta’

2.1.1.La ‘politica culturale’

2.1.2.Dal nulla democristiano…

2.1.3….alla visione baronale della cultura

[Giostra dei Chiaramonte]

[Atti del settimo centenario della Contea di Modica ]

2.1.4.L’incontaminabile ‘Domus Sancti Petri’: discorsi fuori dal cerchio

2.1.5.Professore: autorevolezza da blasone

2.2. Esiti di ‘infezioni’ culturali

2.2.1. …mai stare con chi perde! (Ringo)

[Mai stare con chi perde!...non sempre funziona]

2.2.2.L’università San Martino

2.2.3.La lunga marcia della ‘Domus Sancti Petri’

[giugno 2011-Occupazione della presidenza della  ‘Fondazione Grimaldi’]

[ottobre 2011-Ente liceo convitto]

2.2.4-Il falso ecologismo della sinistra: un grave esempio

2.2.5.La politica modicana sul lettino dello psichiatra

[Modica e Città giardino, da uno a due comuni]

[Ciò che sarebbe rimasto della nostra Modica]

2.2.6.Eliporto un esempio emblematico

3.Microfisica del potere modicano

Dopo la dittatura fascista, nella ‘Modica repubblicana’ si assiste ad una euforia iniziale, con buoni risultati, cui segue un processo di degradazione del Potere.

Questo capitolo, sulla scorta delle ‘rovine’ rintracciate nella risalita del fiume della storia modicana, ne racconta le varie fasi che si muovono dalla distribuzione dei pacchi di pasta alla strumentale lievitazione dell’orga-nigramma comunale fino alla scientifica realizzazione di una struttura burocratica capace di creare un potere politico ansioso di fondersi con il ‘potere degli uffici’.

E’ tendenza naturale dei vari poteri quella di fondersi per divenire ‘Uno’ ed è questo processo naturale che a Modica ha trasformato l’ostentato progetto di buon governo della Comunità in ‘falso scopo’ dell’attività politica che, nei fatti, persegue altri obiettivi. Perseguendo quest’ultimi obiettivi il Potere realizza una ulteriore degradazione perché si rende conto che con una struttura burocratica creata per alimentare clientelismo è possibile anche creare forza economica privata, di clan o di ‘famiglia’. Appare, quindi, conseguente che, agendo anche qui la richiamata legge di attrazione dei singoli poteri a divenire ‘uno’, possano nascere intese con il potere malavitoso e, quindi, avviarsi verso un ‘Sistema Potere’. Un Potere tout court che cerca il consenso ma non disdegna la forza e la potenza economica, ottimi surrogati delle antiche e violente spade.

Operare una microfisica di questo sistema di potere diviene, perciò essenziale per i nostri fini e ciò richiede di verificare in quale modo e perché esso si discosta dagli obiettivi istituzionali.

Abbiamo schematizzato la nostra analisi ponendo come base di riferimento e comparazione il rapporto istituzionale che, per legge, deve esistere tra ‘potere degli uffici’ e potere politico, unico modo per apprezzare le successive indica-zioni circa il modo in cui tale rapporto si concretizza in comportamenti politici ed in azioni di governo.

Si arriva, così, ad illustrare una messa in scena che si muove utilizzando il ‘Potere degli uffici’ al fine di ottenere un generalizzato clientelismo come ‘naturale’ ed ‘innocente’ sistema per acquisire consenso elettorale e mantenere il potere. Attraverso tale clientelismo ‘concussionato’ si realizza sia il mantenimento del potere conseguito, sia la lievitazione del proprio conto in banca. Inoltre, procedendo in tal modo, si creano scenari in cui diventa difficilissimo distinguere ciò che appartiene alla politica e ciò che è pura delinquenza.

3.1.Il politburo modicano

3.1.1.Del processo decisionale

3.1.2.Introduzione alla microfisica del potere modicano

3.1.3.Il potere degli uffici e retta separazione tra potere politico e potere burocratico107

3.1.4. Assenteismo fisico e qualitativo nel ‘regno della quantità’

3.1.5. Dell’assenteismo ‘culturale’

3.1.6. Il caos burocratico: capolavoro strumentale del potere

[Lo strumento fondamentale del clientelismo: l’organico della struttura burocratica]

[Andamento dell’organico della struttura burocratica nella ‘Modica repubblicana’]

3.1.7. La Modica dei Pubblici ministeri

[Pregiudizi penali dei politici modicani]

3.1.8.Il clientelismo ‘concussionato’

[Il clima politico]

3.2.Le radici del presente: Modica mafiosa o democrazia mafiosa?

3.2.1.Limiti e conflitti della letteratura antimafia: introduzione

3.2.2.L’inchiesta del ‘I siciliani’ del ’Dialogo’

3.2.3.La letteratura antimafia strumentale

3.3.Democrazia modicana mafiosa!

3.3.1.Premessa

3.3.2.Dalla benevolenza occasionale alla democrazia mafiosa

3.3.3.Dalla benevolenza occasionale al sistema mafioso (Schema)

 

4.Mai oltre il cortile di ‘Palazzo San Domenico’

Quarant’anni di governo democristiano imponevano una riflessione particolare, essendo evidente che un così lungo periodo di tempo, è stato fondamentale allo stabilizzarsi di costumi, metodi, prassi e stili di governo. Abbiamo individuato nel rapporto tra il prof. Saverio Terranova e l’on. Nino Avola la cartina di tornasole della vera essenza della Democrazia Cristiana e, quindi, anche della sua grande responsabilità in ordine alla totale assenza di una politica comprensoriale.

In questo capitoletto vengono evidenziati i segni dell’assenza di una politica di ampio respiro che la classe politica modicana avrebbe potuto e dovuto realizzare, per essere in linea con la vocazione naturale che la Storia e la condizione geopolitica ha assegnato alla nostra città: partendo dal vile comportamento della classe politica fascista, in occasione della erezione della città di Ragusa a capoluogo di provincia nel 1927 e percorrendo tutti gli accadimenti di ampio respiro che hanno attraversato la ‘Modica repubblicana’.

 4.1.Contro la politica è Avola e Terranova a fare la storia di Modica

4.2.Il machiavellico ‘sempre sindaco’ della ‘Modica repubblicana’

4.3.Quando Mussolini impedì ai fascisti di Modica di essere modicani

[‘Fasce littorio’ modicane]

4.4.La politica comprensoriale -

5.La liturgia del potere degradato

I racconti raccolti in questo capitolo ripercorrono in forma ‘esoterica’ le vicende della ‘Modica repubblicana’ e vengono proposti perché ci sembrano capaci di riassumere in modo efficace quanto analizzato in tutto il libello. Inoltre, essi vogliono raccogliere la voce del popolo per ridiffonderla nell’immaginario collettivo modicano, quel luogo in cui la verità è più semplice e meglio si avverte la presenza di entità ‘malefiche’. Sono racconti ispirati dai discorsi sentiti alla ‘Latteria’, nei bar ‘Re pulera’, nei corridoi di Palazzo San Domenico e tratti dalle dichiarazioni dei politici e delle loro esternate devozioni a Padre Pio o alla festa ‘ra Maronna vasa vasa’ o durante la processione della Madonna delle Grazie.(1) Forse meglio che nel resto del libello la storia sembra concreta perché chiaro risulta il come la macchina burocratica sia diventata strumento clientelare, il consigliere comunale longa manus di Don Calogero e le varie confraternite espressione di una falsa democrazia.

 5.1.Prima lettura: e l'ottavo giorno... venne arrestato.

[Dal libro della genesi del potere degradato (3, 20-39)]

5.2.Seconda lettura: del consigliere comunale telecomandato

[Dalla lettera di Don Calogero al professore (4, 23-41)]

5.3.Terza lettura: la confraternita dei ‘Fratelli ra quartaredda’

[Dal libro dei sorrisi amari (3, 5-7)]

5.4.Quarta lettura: gli auguri di Don Calogero modicano

[Dal libro dei sorrisi amari (4, 7-23)]

5.5.Quinta lettura: Bocca di Rosa racconta

[Dal libro dei sorrisi amari (13, 10-18)]

 

Conclusioni

 Appello al potere economico modicano

 La risalita del fiume della storia modicana in pratica finisce qui. Ci siamo limitati al periodo della ‘Modica repubblicana’ ed il risultato non è dei più esaltanti. Tale cavalcata comunque, lo ribadiamo, non è una ricerca storica, avendo privilegiato solo la ricerca di quegli elementi che consentono di formulare un giudizio sulla qualità politica e, quindi culturale, della classe politica modicana, l’unica cui è possibile attribuire senza se e senza ma la responsabilità delle devastazioni che in questo momento storico è davvero semplice rilevare.

Sollecitati da una precisa posizione del sempre sindaco di Modica, Saverio Terranova(1)abbiamo fatto una breve incursione, con analoghi risultati, sulla qualità della classe politica modicana dell’epoca fascista ed a quest’ultima dobbiamo aggiungerne un’altra che sembra far divenire la mediocrità della classe politica modicana una costante della sua storia. Ci stiamo riferendo alla qualità politica e di governo che venne espressa da quella che abbiamo definito ‘Dittatura De Leva’ dal maggio al settembre 1860, quando in venti giorni nove delinquentelli per un furto con scasso e violenza senza spargimento di sangue, vennero arrestati, condannati, con rito subitaneo, cioè senza avvocato, e fucilati, violando precise norme di legge che non permettevano un simile epilogo e nonostante non esistessero motivi di ordine pubblico che lo avrebbero potuto legittimare come uno stato di necessità per evitare carneficine più estese.(2)

La mediocrità politica che abbiamo evidenziato è lo strumento naturale attraverso il quale il Potere ’nasconde’ il suo agire, quindi, ogni cambiamento di linea politica è possibile solo attraverso un cambiamento etico del Potere, facile a dirsi ed utopistico fantasticarlo.

Il risultato della nostra indagine ci fa sorgere un senso di estraneità e una nausea per il mondo che abbiamo d’intorno che alimenta l’idea di ‘lasciare’ ed attendere, in un distacco assoluto, che i processi in corso abbiano libera via, augurandosi perfino che essi si accelerino perché nasca prima l’alba del nuovo mattino.

 Tutto ciò non ci impedisce di fantasticare, ecco perché abbiamo deciso di chiudere con un appello al potere economico modicano, che per quanto ci risulta, per come si è formato, per chi lo rappresenta potrebbe rendere concreta l’utopia.

 Antologia di supporto

Querelle Carmelo Modica - Carmelo Carpentieri

Querelle Carmelo Modica - Piero Torchi Lucifora Sindaco di Modica

Dialogo con Giovanni Rosa

Dialogo

Chiudo la rubrica ma mantengo l’arma al piede

A colloquio con la tastiera del mio computer

‘Lamento’ della lapide che ricorda l’eccidio di Modica del 1921

A colloquio con un paracarro modicano di via San Marco Mista

I sicani lontani parenti degli Atzechi?

Streppinosopoli

Monserrato: la cultura imbrigliata nel filo spinato della malapolitica

Sia lodato Gesù Cristo

Il perché della ‘non politica’

Buscema, un ‘Podestà’ senza scorte di olio di ricino

Rinasceva il vecchio Potere nella vecchia città di Luciano Nicastro

Bibliografia essenziale

Indice dei nomi e dei ‘luoghi’ della cultura

 (Aggiornamento 9 luglio 2014)

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