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Carmelo Assenza, Catullo, García Lorca. Traduzioni libere in versi siciliani.

Formato 14x20, Rilegatura a quaderno, pp. 68,  2006.

 

1.

Ille mi par esse deo videtur,

ille, si fas est, superare divos,

qui sedens adversus identidem  te

                               spectat et audit

dulce ridentem, misero quod  omnis

eripit sensus mihi: nam simul te,

Lesbia, aspexi, nihil est super mi

                               Lesbia, vocis,

lingua sed torpet, tenuis sub artus

flamma demanat, sonito suopte

tintinant aures, gemina teguntur

                            lumina  nocte.

 2.

A mmia mi pari comu fussi Ddiu

e, fuòrsi, pirchì nno, cciù assai putenti,

cu n-facci assittatu pò cuntinuamenti

                               taliariti e ascutari

la to rrisata aruci, câ mmia pazzu

r’amuri ammincialisci… e nfatti, Mena,

quann’è ca ti talìu

                               iu pièrdu i siènzi…

a linqua è ccomu u cuòriu, nna li vini

cc’è ffuòcu lièntu, e dintra l’auricci

na lapuniata, e n’ùmmira scurusa

                                ravanti l’uòcci cala…

 

A me sembra uguale a Dio / e forse, perché no, ancora più potente, / chi stando seduto a te di fronte può continuamente / guardarti e udire / la tua risata dolce, che a me pazzo / d’amore rapisce i sensi: e infatti, Mena, / quando ti guardo io perdo i sensi…/ la lingua è come il cuoio, nelle vene / c’è una debole fiamma, e negli orecchi un ronzio, e una ombra scura / scende sugli occhi…

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